Una medaglia d’onore per nonno Antonio - L’onorificenza gli è stata conferita perché deportato e internato nei lager nazisti
 
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    Mattei Persone 06/06 06/06

    Una medaglia d’onore per nonno Antonio

    L’onorificenza gli è stata conferita perché deportato e internato nei lager nazisti

    Le pronipoti ritirano la medaglia di nonno Antonio con il sindaco di RoccaspinalvetiIl 2 giugno 2019, giorno della 73esima ricorrenza della Festa della Repubblica, presso il salone di rappresentanza del Palazzo del Governo di Chieti, ha avuto luogo un’elegante cerimonia, durante la quale il Prefetto Giacomo Barbato, alla presenza del sindaco di Roccaspinalveti Claudia Fiore, ha consegnato al signor Antonio Bruno, classe 1922, di Roccaspinalveti, una medaglia d’onore disposta con decreto del Presidente della Repubblica e appositamente e nominativamente coniata dalla Zecca di Stato.

    Tale onorificenza è stata conferita a nonno Antonio poiché deportato e internato nei lager nazisti e destinato al lavoro coatto per l’economia di guerra. Tutto questo per aver detto NO all’invito di arruolarsi nelle forze armate tedesche e in quelle della Repubblica Sociale Italiana in cambio della liberazione.

    Una volta a casa, Antonio Bruno (che nella sua deportazione ha perso anche tre dita) è stato dimenticato dallo Stato e dalla Storia ma, dopo quasi 80 anni, finalmente la Repubblica Italiana ha riconosciuto che il suo sacrificio e quello di altri 600mila internati ha portato alla nascita dello stato libero e democratico in cui viviamo.

    A ritirare la medaglia sono andate le pronipoti di nonno Antonio, quasi a simboleggiare un passaggio del testimone dal più anziano della famiglia alle più giovani.

    Quella di non aderire all’esercito di Mussolini pur di sottrarsi alla disumana vita degli Stalag (i campi di prigionia tedeschi per i prigionieri di guerra) è stata la prima di una serie di scelte difficili che quest’uomo si è trovato ad affrontare nel corso dei suoi anni di vita, segnati dal cambiamento radicale della società.

    Ognuna di queste scelte è stata fatta all’insegna dell’onestà e del senso di giustizia, che non hanno pagato in denaro ma in dignità.

    Dinanzi a quest’uomo e a questa medaglia carica di significato una sola parola resta da dire: ONORE. 

      

                                                                                                               

     

    di Dalila Orlando


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