#THISISNOTCONSENT - “Indossava un tanga, non è stupro: la ragazza se l’è cercata!”
 
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    Mattei Attualità 19/11/2018 19/11

    #THISISNOTCONSENT

    “Indossava un tanga, non è stupro: la ragazza se l’è cercata!”

    “Dovevate vedere come era vestita: indossava un perizoma di pizzo. Questo non indica forse che la ragazza era attratta dall’uomo o che si aspettava di avere un incontro?”. È con questa argomentazione difensiva che un ventisettenne di Cork, il 6 novembre scorso, è stato assolto dall’accusa di aver violentato una ragazza di diciassette anni.

    La trama esposta al giudice è quella tipica: l’incontro, il corteggiamento, la reciproca simpatia che l’uomo percepisce come un segnale di via libera. Ma non appena la ragazza si tira indietro, le carezze di lui si fanno sempre meno dolci.

    La cosa che lascia senza parole è che per l’avvocato difensore, donna peraltro, c’è un legame automatico fra la biancheria indossata dalla ragazza e la sua disponibilità sessuale. Perché, a detta sua, se una donna decide di vestirsi con un capo provocante, lo fa unicamente per sedurre, non può farlo per sé. La ragazza poteva non aspettarsi alcun incontro. Poteva invece aspettarselo, salvo poi cambiare idea. Indipendentemente da tutto questo il tribunale ha considerato valida l’argomentazione che la vede, in parte, responsabile dell’abuso. Ed è inaccettabile.

    Centinaia di persone sono scese a manifestare il loro sdegno nei confronti di questa storia e da allora #thisisnotconsent è diventato virale in tutti i social.

    La ragazza è una nostra coetanea che ha deciso, una sera, di uscire con un ragazzo. Può davvero “essersela cercata” semplicemente per aver indossato un capo di biancheria intima? Siamo arrivati davvero a questo punto?

    A quante di voi è capitato, mentre vi preparavate per uscire il sabato sera, che i vostri genitori vi abbiano detto che come vi eravate vestite non andavate bene? Con tutto quello che si sente oggi bisogna capirli, si preoccupano. Tutte noi, una volta nella vita, ci siamo sentite dire: “Io mi fido di te, è degli altri che non mi fido”. Ma perché è più semplice insegnare alle donne come non essere violentate e non attirare l’attenzione, piuttosto che insegnare agli uomini come non violentare e come portare rispetto?

    Quante di voi hanno paura di girare da sole dopo un certo orario perché chissà cosa potrebbe accadere? E c’è chi dice che le donne sono trattate come gli uomini! C’è differenza quando, per poter camminare per strada con tranquillità, una donna deve avere cento occhi. C’è differenza quando un paese impone ad una donna di vestirsi in un determinato modo perché non deve essere guardata. C’è differenza quando un uomo si permette di giudicare una donna “poco di buono” perché indossa una scollatura.

    È il momento, anzi è già molto tardi, in cui dire BASTA. Basta farsi andare bene un sistema che continua a dare la colpa di una violenza a tutti tranne a chi l’ha davvero commessa.

    Indossare un abito provocante non significa “sì”. MAI.

    di Ilaria Di Risio


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