80 anni dalle leggi razziali in Italia - Il loro contenuto fu annunciato per la prima volta il 18 settembre 1938 da Mussolini
 
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    Mattei Attualità 23/09/2018 23/09

    80 anni dalle leggi razziali in Italia

    Il loro contenuto fu annunciato per la prima volta il 18 settembre 1938 da Mussolini

    Ottanta anni fa, il 18 settembre 1938, Benito Mussolini annunciò a Trieste il contenuto delle leggi razziali che sarebbero state applicate in Italia tra il 1938 e il 1944.

    Da quel giorno si aprì uno dei capitoli più vergognosi della storia d’Italia, migliaia di persone di religione ebraica, ma a tutti gli effetti cittadini italiani, subirono limitazioni delle libertà e umiliazioni di ogni tipo.

    Tra i decreti più odiosi vi fu il divieto per gli ebrei di insegnare o di iscriversi a scuole di ogni ordine e grado e anche quello di svolgere ogni professione di natura intellettuale, tra cui il mestiere di notaio o di giornalista.

    Queste misure culminarono poi nel dramma delle deportazioni. Di 6.807 deportati ne sopravvissero solo 837. Quello che solitamente si ignora, però, è che le leggi razziali contro gli ebrei non furono le prime promulgate nel nostro Paese.

    Infatti nell’aprile 1937, con un Regio Decreto denominato “Sanzioni per i rapporti d’indole coniugale tra cittadini e sudditi”, lo Stato italiano vietava il matrimonio misto e la pratica del “madamismo”, cioè il concubinaggio con donne africane. Chi si macchiava di queste colpe rischiava da uno a cinque anni di reclusione in quanto si commettevano due reati: uno “biologico”, poiché si inquinava la razza, e uno “morale”, in quanto si elevava un’indigena al livello di razza superiore.

    Quello delle leggi razziali è un avvenimento che si ripete nella storia, a partire dalle leggi contro gli ebrei alle leggi verso i neri nell’Apartheid in Sud Africa e a quelle negli Stati Uniti, poi abolite con le rivolte per i diritti civili negli Anni ’60.

    Comunque considerare queste norme come un avvenimento passato è un errore, perché esistono ancora in Paesi quali Malesia, India, Mauritania o Yemen.

    Ciò che sconvolge, però, è che qualche mese fa il parlamento israeliano ha approvato una legge che definisce il Paese come stato esclusivamente ebraico. La legge sullo “Stato Nazione Ebraico” stabilisce che tutti i documenti ufficiali saranno in ebraico, che sarà anche l’unico idioma insegnato a scuola, mentre l’arabo sarà considerato una lingua speciale. Inoltre, sancisce la superiorità dei cittadini di religione ebraica rispetto a coloro che professano un altro credo.

    Questo provvedimento è considerato dalla minoranza araba, circa il 20% della popolazione, come un tentativo “di promuovere la superiorità etnica attraverso politiche razziste”.

    di Dalila Orlando


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